Napoli, 19 giugno– Al Maschio Angioino Domenico Nese arriva in bici, la stessa con cui ha compito a maggio di quest’anno il singolare Giro d’Italia in 1.000 Km, “uno per ogni morto sul lavoro in Italia nel 2018”. Partecipa al convegno “Nun se po’ murì accussì”, l’incontro “non convenzionale” dedicato ai temi della sicurezza promosso da Assoprevenzione insieme al Gruppo Napoli Popolare, all’HSE Symposium con la collaborazione del Comune di Napoli. Nell’Antisala dei Baroni di Castel Nuovo il ciclista, che nella vita è il vice sindaco di Ogliastro Cilento, ha ricevuto dalle mani del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris la “Maglia Rosa della Sicurezza” proprio per il suo prezioso impegno. Una testimonianza appassionata e significativa la sua, che si è unita a quella di Matteo Mondini, Presidente e capitano della Nazionale Italiana Safetyplayers che, attraverso lo sport, unisce nell’opera di sensibilizzazione un nutrito team di professionisti del settore.

“Per questo incontro abbiamo voluto coinvolgere personalità singolari – spiega Vincenzo Fuccillo, presidente di Assoprevenzione – accogliendo in un contesto istituzionale, come quello del Maschio Angioino, voci e testimonianze inusuali attraverso le quali avviamo ulteriori forme di approccio al problema”. Al tavolo anche Domenico Palmieri, Capogruppo Consiliare Napoli Popolare, che ha sottolineato l’importanza di una più ampia e partecipata cultura del “fare prevenzione” in Italia e Luigi d’Oriano di Ebilav tra gli organizzatori dell’HSE Symposium che nel prossimo mese di ottobre farà il punto riunendo in assemblea istituzioni, atenei, imprese e membri della società civile impegnati su questo fronte.

Tra i presenti anche Alessandro Fucito (Presidente Consiglio Comunale di Napoli), Luigi Converso (Presidente Untesil), Olga Borriello (GO Engineering), Maria Caterina De Vuono (Scait srl), Maria Giovanna Martorelli (Skills Consulting srl) e Valeria Vittorini (Psicologa del lavoro).

“Ogni giorno in Italia – sottolinea Luigi de Magistris nel suo intervento – ci sono tre morti sul lavoro. Morti bianche vengono definite utilizzando un termine che trovo inaccettabile. Per chi muore sul posto di lavoro raramente si può parlare di fatalità, il più delle volte si tratta di omicidi colposi, talvolta preterintenzionali, e per questi ci sono delle responsabilità da accertare e punire. Da questo punto di vista di deve innalzare di molto il livello e la cultura della sicurezza perché altrimenti diventa tutto precario. Dobbiamo lavorare insieme per rispettare e far rispettare il principio fondamentale della nostra Costituzione, che nel suo Articolo 1 sancisce che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

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